1.10.06

Ironia iconoclastica e alchimia ne “La montagna sacra” di A.Jodorowsky

[pellicole -2]
L’incipit de “La montagna sacra”, il film di Alexandro Jodorowsky girato nel 1973, è un viaggio all’interno del mito e del rito cristiano e delle crudeltà commesse dai conquistadores europei in America Latina. Un uomo vestito di nero, un sacerdote officiante, compie liturgie e riti d’iniziazione esoterica nei confronti di due donne speculari all’interno di un misterioso e non precisato santuario in cui riecheggiano degli antichi mantra. Quest’uomo, che ha un cappello nero, spoglia lava taglia i capelli ed infine abbraccia queste due donne in modo da formare una “sorta” di trittico iniziale. Si vedono in rapida successione simboli mistici ed esoterici. D’improvviso mediante uno scatto o meglio uno stacco l’immagine viene scaraventata verso il basso e assistiamo ad un uomo crocifisso con il volto ricoperto di api. Questo uomo giace in stato di incoscienza e arriva un indios nano e senza braccia che gli pulisce la faccia. Arriva un’orda di bambini rumorosi che lo liberano e successivamente vediamo questo ladro-cristo nuovamente crocifisso ad un albero che viene lapidato da questi bambini. Sopravvissuto anche a quest’altra tortura questo uomo emana un urlo lancinante e tremendo, che per assonanza mi ricorda l’urlo terrificante nel film “L’australiano” di Jerzey Skolimowski, che allontana tutti i presenti tranne il nano deforme. A questo punto il nano deforme offre una canna (sostanze psicotrope) al cristo-ladro ed effettuano questo antico rituale di fumare insieme, fenomeno quasi universale basti pensare alla presenza di questo tipo di rituale in quasi tutte le civiltà. L’incipit e il film procedono e a questo punto ci troviamo catapultati in una cittadina dell’America Latina. Il cristo-ladro e il nano freak deforme si trovano tra una piazza di mercato e le macerie di una chiesa in rovina ad osservare una società militarista e degradata in cui c’è una parata nazista, in cui i soldati portano a mo di effige uno stuolo di agnelli sgozzati e scuoiati, dei ricchi borghesi in ginocchio avanzano in questo corteo e ogni tanto si assiste alla fucilazione di proletari, dai fori provocati dalle pallottole fuoriescono del sangue blu e degli uccelli. Questa scena mi ricorda, evocazione visiva, alcuni quadri di Gorge Grosz ed anche un quadro di Renato Guttuso intitolato “La crocifissione”. L’ironia di Jodorowsky si palesa subito dopo, infatti questa scena ossia questo corteo macabro e surreale, viene ripreso con macchine fotografiche e telecamere da una comitiva di turisti nord americani. Ad un certo punto un turista chiede a cristo-ladro di immortalare in una fotografia la violenza carnale che la sua compagna sta subendo da un soldato. La gravità di questa situazione è resa dissonante dall’atteggiamento divertito di questo turista nord americano. Qua l’ironia e lo sbeffeggio critico sono rivolti alla società statunitense, ed occidentale per estensione, in quanto invischiate con l’ascesa di alcuni regimi dittatoriali durante il ventesimo secolo. Ma l’intento ironico critico risulta maggiormente evidente nelle scene successive: proseguendo a piedi in questo corteo macabro e grottesco, cristo-ladro e il nano freak deforme, si imbattono in un cartello “La conquista del Messico” spettacolo messo in scena dalla compagnia del “Grande circo dei Rospi e dei Camaleonti”. Nei fotogrammi successivi ecco messo in scena lo spettacolo: con sottofondo di musica popolare indios, si vedono iguane e camaleonti in abiti aztechi, poi arrivano tre caravelle di rospi (i conquistadores!) con una musichetta nazista in background, poi lo scontro fra rospi vestiti in abiti da crociata ed in sai da prete e le iguane camaleonti vestiti da aztechi e sangue tanto sangue ed infine questo mini set teatrale esplode. Qua è evidente l’intento di Jodorowsky: mimare ironicamente la storia dell’America Latina e criticare aspramente il ruolo dei paesi conquistatori e colonizzatori. Esploso il set, il cristo-ladro in compagnia del suo fido amico il nano freak deforme proseguono il loro cammino e si imbattono in una chiesa in cui prendono parte ad una via crucis, messa in scena per un turista. Finita la rappresentazione il nano e il ladro partecipano al banchetto insieme ad altri figuranti e finiscono con l’ubriacarsi. Nel frattempo approfittando dello stato di incoscienza di cristo-ladro gli altri figuranti ne fanno il calco. Quindi al risveglio egli si ritrova in un magazzino in mezzo a centinaia di statue che rappresentano la sua stessa immagine. Allora cristo-ladro urla e frantuma tutte queste statue. Qui è chiara l’allusione alla parabola evangelica dei mercanti nel tempio. Subito dopo irrompono in scena dodici suore-prostitute in una cattedrale che uscendo dal sacro edificio si prostituiscono. Una suora-prostituta bambina viene adescata da un vecchio che le offre in pegno il suo occhio vitreo in cambio di una prestazione sessuale. Per strada incontrano il cristo-ladro che porta a mo di via crucis sulle spalle l’ultima statua rimasta non distrutta raffigurante la sua stessa effige. Lo deridono e lo scherniscono tutte, tranne una che gli asciuga il viso e i piedi. E’ chiara l’allusione alla Maddalena e alla sacra sindone. Il viaggio del protagonista prosegue, e noi con lui, fino a giungere in una chiesa in cui alcuni militari ballano in coppia, allora il nostro protagonista entra e vede una bibbia putrida che genera dei vermi e subito dopo scorge in un letto a forma di bara un alto prelato evidentemente addormentatosi, e con lui per estensione molti prelati e tutta la santa madre chiesa, che svegliatosi esce dal letto-bara e blaterando parole in un linguaggio incomprensibile pare proprio voler accusare il ladro-cristo e il nano di eresia e scacciarli da quel luogo sacro. Il ladro-cristo si nutre della faccia della sua immagine statuaria e qui le ipotesi plausibili sono relative al mito dell’uccisione totemica dei figli che si nutrono del corpo del padre di chiara derivazione freudiana oppure il rito cristiano della comunione. Questo intenso incipit termina con la scena dell’ascensione della statua di cristo che appesa a dei palloncini blu e rossi libra nel cielo. Questo incipit potrebbe essere paragonato ai concetti alchimistici di nigredo, di prima materia, di caos o massa confusa, di decomposizione dato che per l’alchimia l’inizio del processo o del procedimento alchemico assume questi nomi. Torniamo al film. Mentre questa folla osserva rapita e silenziosa questa ironica ascensione ecco che la telecamera inquadra una torre rossa e alta che sovrasta tutti gli altri edifici al centro della piazza del mercato. Il cristo-ladro rubato un coltello sale verso la torre appeso ad una corda la cui estremità è un amo d’oro che lo tira verso su dove c’è un buco. Giunto in questo cunicolo vi scende ed arriva davanti ad una membrana bianca che recide col coltello ed entra nella stanza dell’alchimista. Queste immagini rimandano al tema della nascita o forse della rinascita in quanto il rompere, l’attraversare la membrana simboleggia la fuoriuscita dall’utero, la rottura delle acque e della placenta. In ogni caso continuando nella comparazione degli eventi del film con alcuni concetti alchimistici, mi sembra che in questo momento si potrebbe parlare di albedo, di imbianchimento, di lavaggio, di abluzione tutti termini che indicano appunto la seconda fase del processo alchimistico che molto spesso è indicato anche come risalita. Rotta la membrana si trova faccia a faccia con una misteriosa figura: è un alchimista. L’alchimista è vestito tutto di bianco ha un cappello a falde larghe che gli coprono il viso e siede su un trono ai cui lati vi sono due arieti e questa stanza è delimitata da due colonne una bianca e una nera. Chiaramente qua la scelta di Jodorowsky rimanda alle raffigurazioni medioevali dell’alchimia. Nei fotogrammi successivi l’alchimista è rappresentato in compagnia di simboli più mistico-esoterici che non alchimistici: infatti vengono inquadrati un cammello e un’ancella di colore tatuata con scritte ebraiche e sigilli d’argento. Ed ecco-ci al momento della lotta fra l’alchimista e cristo-ladro con immobilizzazione di quest’ultimo da parte dell’alchimista che subito dopo estrae dal collo del prescelto cristo-ladro un anfibio viscido e bluastro. Al risveglio dall’immobilizzazione l’alchimista chiede al prescelto: “vuoi l’oro?” e lui annuisce. Seguono poi alcune scene relative al lavaggio e alla preparazione in ampolla del prescelto, scene queste chiaramente collegate ai concetti alchimistici di preparazione della sostanza, di abluzione, di prima materia. Jodorowsky si dimostra profondo conoscitore e cultore di questi saperi occulti e mistico-esoterici di cui l’alchimia fa parte soprattutto dal punto di vista iconografico. Infatti in rapida successione veniamo rapiti da questa serie d’immagini alchimistico mistico esoteriche: un pellicano, l’ancella di colore che suona un violoncello, specchi, sfere di cristallo all’interno della roccia e una sala con pareti formate dagli arcani delle carte dei tarocchi. Ma ritorniamo al viaggio. Dopo aver assistito alla trasmutazione degli escrementi in oro mediante le fasi alchimistiche classiche l’alchimista svela uno degli arcani più profondi del sapere alchimistico al neofita-prescelto ossia che la vera trasmutazione non consiste nel trasformare la materia in oro bensì mutare se stessi in oro. Concetto questo fondamentale e basilare di tutto il sapere alchimistico. Proseguendo nella trama del film adesso ci troviamo in una stanza con sette manichini ognuno rappresentante di un pianeta, qui si incontrano alchimia zodiaco e astrologia, ed è in questo momento che Jodorowsky abbandona l’iconografia alchemico mistico esoterica per proporci una sua visione ironica grottesca e sarcastica del potere umano anche se attraverso queste immagini comunque legate o collegate allo zodiaco e all’astrologia. In rapida successione assistiamo alla presentazione di questi personaggi ognuno collegato ad un pianeta e che insieme formano un prisma che simboleggia tutto il potere consumistico politico e militare sulla terra. Venere il primo di questi pianeti è rappresentato da Fon che è un industriale di cosmetici e protesi il cui obbiettivo è dare potere all’apparenza e all’edonismo. Marte è rappresentato da Isla proprietaria di fabbriche che producono e vendono armi per qualsiasi moda e conflitto, anche religioso. Klen rappresentante di Giove è un magnate d’arte che sfrutta il sesso e la body-art su scala mondiale. Saturno è incarnato da Sel che condiziona i bambini, mediante dati provenienti da un mega calcolatore antecedente del personal computer, per l’acquisto di giocattoli-arma. Berg collegato a Saturno è un consigliere economico di un presidente-dittatore che elargisce consigli e fra questi anche quello di ammazzare quattro milioni di persone in cinque anni mediante l’istituzione di camere a gas ed università a gas per favorire la ripresa economica. Axon rappresentante di Nettuno, capo della polizia, è un simpatizzante nazi-fascista che promuove il rito della castrazione e conserva sotto alcool i testicoli evirati e che seda nel sangue qualsiasi tentativo di rivolta. Infine si presenta Lut epigono di Plutone architetto fautore di una pianificazione urbana disumana che costruisce mini case individuali a forma di bara. Finite tutte queste presentazioni ecco che con un colpo geniale Jodorowsky fa atterrare sul tetto della torre rossa un elicottero da cui scendono i sette personaggi descritti prima: dunque la finzione diventa realtà! Questi sette personaggi ascoltano gli insegnamenti dell’alchimista relativi alla ricerca dell’immortalità ed anche all’abbandono del proprio ego individuale per compiere l’opus alchemica. Ciò si traduce nel bruciare tutti i soldi e tutti i beni materiali per raggiungere la montagna sacra sede dell’immortalità. In questo caso risultano evidenti gli omaggi alla filosofia gnostica, a quella orientale e buddista in particolare nonché a molte altre tradizioni mistico-religiose, basta pensare ai concetti di rinuncia e di ascesi per esempio. Quindi inizia il viaggio per raggiungere l’isola del loto sede della montagna sacra. Viaggio che è in ogni caso una “sorta” di immersione nella natura per cui i nove uomini (i sette personaggi, il neofita e l’alchimista) si imbattono nelle figure del guaritore, di una donna che prepara intrugli di erbe selvatiche, maestri indios che insegnano ad espandere la coscienza mediante l’uso di droghe, cerimonie purificatrici ed altri scontri-confronti con la natura intesa sia come madre natura che anche come la propria natura. Mentre sono in mare sulla barca che li sta conducendo sull’isola del loto assistiamo al liberarsi del mostro che ha dentro da parte del neofita. Il gruppo lo aiuta ad estrarlo e esce fuori, come un aborto mentale, il nano freak, suo compagno di viaggio iniziale. Invisibile agli altri, il nano viene gettato in mare dal suo reticente "fratello" che si libera con grande dolore dell'anomalo fardello nascosto. Queste immagini indicano sia il concetto di senso di colpa che anche il concetto relativo al confronto con l’ombra. Brevemente, secondo Jung l’ombra è la parte ctonia della personalità con cui bisogna scendere a patti se si vuol diventare individuo, e Jodorowsky che si dimostra anche esperto conoscitore di psicoterapia, ci mostra iconograficamente questo incontro-scontro con l’ombra. Altre purificazioni avvengono, altre tentazioni come quelle del Pantheon consumistico formato da tutti coloro che hanno provato a scalare la montagna sacra ma che non ci sono riusciti. Tre falsi profeti dichiarano di aver raggiunto la meta con i mezzi più disparati: LSD, l'evocazione poetica, il potere di attraversare orizzontalmente la materia solida. I nostri protagonisti riprendono il cammino lasciandosi alle spalle le facili seduzioni del gestore del Pantheon. Intanto il neofita ladro cristo lascia l'impresa, su consiglio dell’Alchimista, e ritorna alla vita ordinaria con una ragazza che, accompagnata da una scimmia, ha seguito la comitiva fin quasi alla vetta della montagna. Realizzeranno la loro vita nell'amore. Gli altri viandanti giungono in vista dei saggi, seduti attorno a un tavolo rotondo. Quando li assaltano si accorgono, che sono nove fantocci, tutti tranne uno, che è proprio l'Alchimista, il quale comincia, fra le risate generali, a fare sberleffi da bambino. Poi, in tono serio, scopre le carte dell'intera messa in scena: "Vi promisi il Grande Segreto e non vi deluderò. Questa è la fine della nostra avventura? No, niente ha fine. Venimmo alla ricerca dell'immortalità per essere dèi, ed ecco-ci qui, mortali, più umani che mai. Se non trovammo l'immortalità almeno trovammo la realtà. Incominciammo in una favola, abbiamo trovato la vita. Ma, questa vita è realtà? No è un film: zoom indietro e l’inquadratura si allarga fino a scoprire l'intero pro filmico: luci, microfoni, troupe del film. E ancora: "Noi non siamo che immagini, sogni, fotografie. Non dobbiamo restare qui, prigionieri. Romperemo l'illusione. Questa è Maya. La vita reale ci attende.". Abbandonata la finzione il gruppo si allontana mentre vecchi mantra risuonano come da principio. Con la rubedo o cauda pavonis si conclude un tipo di procedimento alchemico, una proiezione dei propri contenuti inconsci nel corso dell’opera alchimistica, dichiarando la mia inadeguatezza rispetto alla grandezza di questi argomenti (alchimia, esoterismo, misticismo) concludo in modo differente da come Jodorowsky ironicamente e con una potenza iconoclasta devastante ed oserei dire anche con un grande esempio di meta-cinema termina questo suo monumentale film!
by Mariano Lizzadro

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