5.10.06

Storia e poesia nel “Nuovo mondo” di Emanuele Crialese

[pellicole -3]
"Nuovo mondo", il nuovo film di Emanuele Crialese, è la storia di alcuni emigranti siciliani che si imbarcano per raggiungere gli Stati Uniti agli inizi del novecento per lasciarsi alle spalle una quotidianità di stenti, di fatica e di dolorosa staticità. Si parte dalla Sicilia arretrata degli inizi del 900 in cui povertà e fame sono all’ordine del giorno in cui la superstizione e le antiche credenze regnano sovrane ed incontrastate. Terribili le immagini iniziali di piedi sanguinanti che scalano montagne di sassi fra asini e pecore, una storia dimenticata da noi eppure ancora presente nei racconti di qualche nostro anziano. E’ una quotidianità descritta magistralmente ad esempio nei libri di Carlo Levi. Queste immagini mi hanno evocato, strana fantasia iconica, il quadro di Van Gogh “I mangiatori di patate”. Il miraggio del nuovo mondo spinge la famiglia Mancuso a vendere tutto: casa, terreni, bestiame e ad imbarcarsi per cercare nuova vita, soldi e benessere. Il primo ed immediato riferimento in questo caso è l’esodo biblico verso la terra promessa e in generale tutti gli esodi e le diaspore. I contadini sognano questa terra promessa: un nuovo mondo dove ci sono ortaggi giganti, soldi che crescono sugli alberi, galline grandi come un uomo e dove le strade quelle della California sono invase da latte e ci si può fare anche il bagno dentro!. Si tratta di un nuovo mondo che hanno a malapena intravisto in fotografie o cartoline, fotomontaggi contraffatti, che raffigurano piccoli uomini in compagnia di ortaggi giganteschi che crescono nel nuovo mondo, alberi che portano come frutti soldi. Questa comitiva pronta all’esodo è formata da Salvatore Mancuso insieme ai due figli, alla dispettosa ma buona madre di Salvatore e da due giovani ragazze in cerca di marito nel nuovo mondo. In un silenzio irreale e scandito solo dal rumore della nave inizia il distacco dalla terra madre abilmente evocato iconograficamente mediante una serie di fotogrammi che mostrano pian piano questa frattura-distacco dalla terra ferma. Comincia il viaggio: stipati come bestie, divisi per sesso questa umanità dolente e disperata ma al contempo anche genuina e piena di speranza è imbarcata su questa enorme nave. Durante il tragitto in mezzo all’oceano, fra tempeste e condizioni disumane accade qualcosa di importante: tutti i maschi, compreso Salvatore, si innamorano della bella Lucy un’affascinante e raffinata donna inglese espulsa ed in cerca di marito per poter rientrare negli Stati Uniti. Lucy, che Salvatore poi chiamerà “luce” stroppiandole involontariamente il nome e rendendo più terrena questa figura di donna elegante ed intelligente, si piega alle dure leggi della sopravvivenza e cerca di legare amicizie e di stringere rapporti con le altre donne restie per mancanza di esperienza ad allacciare qualsiasi tipo di rapporto umano all’infuori di quelli legati alla sopravvivenza. Memorabili infatti risultano le scene relative a questi tentativi in cui l’anziana madre respinge questa donna rea di mangiarsi il figlio con gli occhi. Queste scene mi evocano “il cordone ombelicale” ossia le difficoltà, presenti ancora oggi nelle realtà meridionali, relative alla difficoltà del distacco dal proprio nucleo familiare originario. Salvatore, principale protagonista del film ed occhio dello stesso regista, è un uomo antico, con un forte senso d’identità e di radicamento alla terra capace di provare passioni e di sognare. A proposito di sogni, bellissimi e straordinari l’albero pieno di soldi che piovono in testa al nostro eroe e il bagno nel latte della California, chiaro omaggio al cinema di Fellini. Il viaggio prosegue e fra peripezie varie ecco-ci giunti ad Ellison Island, una antica Lampedusa!, in cui gli immigrati vengono sottoposti a visite mediche e ad umilianti test d’intelligenza. Questi migranti sono spiazzati di fronte all’uomo del nuovo mondo, razionale che produce ricchezza e denaro e costruisce case di cento piani, che condivide le leggi razziste e i matrimoni combinati a distanza. La sopravvivenza si ottiene tutta su questo terreno, cioè nella rapidità con cui l’uomo antico riesce a trasformarsi in nuovo dimostrando di non credere più agli spiriti o ai fantasmi, che non si vedono e dunque non esistono, dunque perdendo la propria ingenuità e naturalezza originaria. Ma Emanuele Crialese è un poeta una “sorta” di visionario, per cui queste condizioni disumane e questo scontro fra queste due realtà (fra mondo antico e quello nuovo) vengono rese mediante l’ingenuità degli occhi di questi personaggi, dunque solo evocati, che vedono case altissime e nebbia. Poetica è anche la storia d’amore rimasta sospesa fra Lucy e Salvatore per tutta la trama del film ma che alla fine si sposano e infine c’è tanta poesia anche nella scena finale in cui tutti i personaggi nuotano nel latte di cui questo nuovo mondo è ricco a tal punto da poter sfamare e nutrire tutti. Coraggiosa inoltre la scelta di recitare in dialetto siciliano e soprattutto di non mostrare mai nemmeno un fotogramma del nuovo mondo. Dunque un film sulle aspettative, gli aneliti, le speranze di questi emigranti italiani di inizio 900 e lo scontro-incontro con questo nuovo mondo: gli Stati Uniti.
by Mariano Lizzadro

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1 Comments:

Blogger LucaniArt said...

E' un film terribile e bello questo di Crialese, che mi ha tanto ricordato Il cristo si è fermato ad Eboli di Rosi.
Mi è molto piaciuto il personaggio della madre dei Mancuso in tutti i suoi risvolti di donna e di "masciara" e poi quel pane soffice e morbido come una nuvola...
Hai ragione tu, c'è tanta poesia in questo film che più di una volta muove a pietas e commozione (da vedere) Mapi

12:41 AM  

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