24.2.07

I favoriti della luna di Otar Iosseliani

[pellicole -12]
UN'IRONIA STRAMPALATA CONTRO OGNI RETORICA ASSOLUTA

Vidi tempo fa un film che mi colpì molto, uno di quei film che lasci da parte e poi ritorna come a chiederti di essere ri-visto. Alcuni giorni fa ho ri-visto “I favoriti della luna” insieme ad altri film sempre dello stesso regista: Otar Iosseliani.
Un brevissimo excursus biografico ed artistico su questo grande cineasta georgiano: Otare Davidovich Iosseliani è nato a Tblisi nell’attuale Georgia nel 1934. Personalità eclettica e genio multiforme, dopo aver abbandonato i suoi interessi musicali e scientifico-matematici e dopo varie esperienze di cortometraggi esordisce come regista di lungometraggi nell’ 1966 con “La caduta delle foglie”. Per motivi politici dopo questa opera gli fu difficile continuare a lavorare nel suo paese. I successivi lavori sono: “C'era una volta un merlo canterino” dell’ 1970, “Pastorale” dell’ 1975, “I favoriti della luna” dell’ 1984, “Un incendio visto da lontano” dell’ 1988, “Caccia alle farfalle” dell’ 1992, “Briganti, briganti” dell’ 1996 che ha vinto il Gran Premio speciale della Giuria al Festival Venezia, “Addio Terraferma” dell’ 1999, “I lunedì mattina” dell’2001 ed infine “Giardini in autunno” dell’2006.

Dunque un grande talento, espressione di un modo di fare cinema unico, diplomato in regia alla scuola di cinema di Mosca, in composizione, pianoforte e direzione d'orchestra ed anche matematico e poeta! Poliedrico come pochi, Iosseliani, prende spunto dai personaggi della vita quotidiana e mai dalla letteratura. Storie semplici, in cui l'unico argomento è la gente. Storie che raccontano di buone e cattive azioni. Un cinema che ruota intorno a facili concetti, personaggi mai troppo complicati e senza nessun eroe, che ha come messaggio di fondo il desiderio di raccontare le colpe di quella politica che da sempre devasta il presente promettendo un futuro migliore. Allora cosa dire su “I favoriti della luna” di Iosseliani? Beh! Forse è meglio cominciare da alcune sue citazioni:
"Per me il cinema è parlare agli altri, ma per farlo debbo essere ben sicuro di quello che dico e di come lo dico. A costo, ogni volta, di aspettare dieci anni".
"A me gli attori professionisti fanno l'effetto delle marionette. Lei tira i fili e si muovono, lascia i fili e cadono inerti sul palcoscenico. Solo i non professionisti, invece, possono aiutarci a fare dei film veri, senza mistificazioni. Sono loro e basta, senza bisogno che fingano, che si atteggino”.
I favoriti della luna” è un affresco strampalato ed ironico della società contemporanea ma anche sul potere del denaro, una commedia intricata e dipanata intorno ad una miriade di storie che s'incontrano e s'intrecciano. Un film senza una struttura narrativa tradizionale, senza uno scorrere degli eventi logico - cronologico e senza un personaggio o un gruppo di personaggi che funga da catalizzatore dell’intera storia. Senza punti di partenza né punti d'arrivo. Ci sono solo intrecci di storie e uno sviluppo e una trama circolari. Il racconto si dipana e si frammenta in racconti minori che rimandano gli uni agli altri. I personaggi vanno per la loro strada, agiscono seguendo il loro istinto, ma i loro destini si intrecciano e si intersecano, le loro azioni si condizionano vicendevolmente ed inconsapevolmente. E’ il caso ad esempio del genialoide sfortunato in amore, della prostituta dal cuore d'oro, del ladro di oggetti e di cuori, del cinico trafficante d'armi, insomma di tutti i personaggi de “I favoriti della luna”. Personaggi che non mutano e del resto perfino ciò che accade loro non ha molta importanza: si incontrano, si lasciano, si ritrovano, muoiono o finiscono in galera, comprano oggetti di valore e poi li perdono a favore di altri, che a loro volta se li fanno rubare, e così via. A differenza dei personaggi che vanno e vengono, appaiono e scompaiono come in un folle balletto, sono gli oggetti che rimangono, che attraversano le epoche passando di mano in mano. Come nel caso del bellissimo nudo femminile ottocentesco o dello splendido servizio di porcellana Sevres. Gli oggetti sono i protagonisti del film, unificano i racconti dispersi nella trama che non è più quella di una qualsiasi storia: è la trama della Storia che affiora dalle pieghe dell'intreccio, nel continuo cambiare di mano degli oggetti, nelle improvvise povertà e nelle repentine ricchezze, nel brusco voltafaccia della fortuna. Una storia i cui personaggi sono senza nome, un insieme di destini che volteggiano, che danzano freneticamente . Questo film sembra anche una riflessione sulla vanità di tutte le cose umane. Gli uomini si affannano nelle loro pre - occupazioni quotidiane, lottano per conquistare posti più o meno di potere, si impegnano per accumulare denaro e beni materiali, mentono, ingannano, fingono, tradiscono. Tutto è inutile poiché la sfortuna o la rovina possono incrociare da un attimo all'altro le loro strade. Tutto cambia. Il tempo passa e travolge i destini individuali, cancella enormi fortune, annulla carriere brillanti, spegne sogni e illusioni. Attraverso un balletto di uomini tutto muta in superficie ma nulla cambia veramente, questo pare sussurrarci Iosseliani, perché, in fondo ciò che resta degli uomini sono le loro azioni, le loro opere. Anche le opinioni non mutano. La filastrocca declamata nel prologo sulla primordialità della caccia, sulla lirica del levarsi all'alba ed incamminarsi nei boschi, a contatto con la natura, sarà ripetuta dal commissario di polizia, invitato a cena dal trafficante d'armi. L'uomo, in fondo al cuore, non cambia. Cambiano le epoche, irrompono le guerre e le rivoluzioni, mutano i costumi e le abitudini, si civilizzano i comportamenti sociali. Ma l'impulso originario non subisce trasformazioni. Sotto le diverse maschere delle civiltà riaffiorano l'egoismo, la violenza, il cinismo. Le città moderne sono ancora una giungla in cui dettano legge gli istinti primari, della sopraffazione reciproca.
Tutti rubano, oggetti o sentimenti, poco importa. Tutti si affannano a dimostrare la loro esistenza nel possesso o nel potere. Ma la loro esistenza si rivela in breve un nulla, che il solo caso può stroncare o cambiare radicalmente. Il tono è pessimistico, quasi tragico. Ma la sinfonia ha il tocco lieve della commedia, il gusto della gag, delle strane coincidenze, degli incastri imprevisti. Il filo conduttore della trama del film è dato da questi due oggetti: il quadro ottocentesco raffigurante una bella donna, ed un lussuoso servizio di Sèvres, che vengono rubati, poi passano di mano in mano, da ladri a ricettatori, da antiquari a sempre nuovi proprietari. Ci sono dei ladri tradizionali, altri che rubano in maniera più sofisticata come nel caso del ricco armatore, ci sta un bizzarro meccanico costruttore di detonatori per terroristi, alcuni borghesi e prostitute. Il denaro circola freneticamente, molte fortune crollano all'improvviso, mentre d'improvviso dei netturbini, frugando in un bidone, diventano milionari. Come gli oggetti anche i sentimenti, gli amori, si sprecano e tutti passano con malcelata indifferenza da un cuore all’altro, da un letto all’altro. Intanto passa il tempo, passa in fretta davanti ai favoriti della luna, amati da Iosseliani, personaggi strampalati e carichi di umanità, reietti ed emarginati, che magari con un colpo di fortuna riescono a cambiare il loro destino in questa grande commedia che è poi la vita degli uomini!
by Mariano Lizzadro

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