18.3.07

Il cinema come perfezione: l'uso del colore nei film di Zhang Yimou

[pellicole -13]
Adoro il cinema di Zhang Yimou, per me rasenta quasi la perfezione. Mi piace quell’intreccio di storie, colori, fotografia e coraggio che è poi la cifra stilistica di questo regista che è uno dei maggiori cineasti cinesi ed oserei dire mondiali.
Nato a Xi'an, nella Cina sud-orientale, dopo un’infanzia travagliata, da studente viene costretto dal partito per motivi politici ad abbandonare la scuola e successivamente a lavorare dapprima come operaio tessile e poi come contadino, prima di essere ammesso con pieni voti all'istituto di cinematografia cinese. Zhang Yimou è uno dei maggiori esponenti della cosiddetta “quinta generazione”, ossia quel gruppo di registi cinesi che ha scelto il cinema per esprimere la propria esigenza di libertà e per criticare la realtà. Nel Suo cinema la volontà di rinnovamento e lo spirito di denuncia si fondono con i caratteri tipici del teatro cinese, così come è presente una straordinaria capacità di creare immagini forti, sia dal punto di vista cromatico che da quello della messa in scena.

Sorgo Rosso, 1988
Esordisce alla regia con Sorgo Rosso nel 1988, vincitore dell’Orso d'Oro al Festival di Berlino, storia violenta ambientata in una Cina feudale piena di usanze e di imposizioni, che appaiono molto strane ai nostri occhi di occidentali, ma che in realtà risultano vive ancora oggi in alcune zone della Cina. La protagonista principale è una bellissima ragazza, costretta dalla sua contingenza a sposare un ricco e anziano distillatore, affetto da lebbra. Dopo la morte violenta del marito, si risposa con un lavoratore che si comporta eroicamente nel momento dell’invasione giapponese della Manciuria. “Sorgo rosso” è una “sorta” di sinfonia in rosso, un viaggio campestre raffinato in cui la vita contadina è scandita sia dalla violenza che dall’avventura. “Sorgo rosso” mischia momenti di folklore ad altri drammatici e violenti.
La vicenda narrata parte negli anni venti del novecento, quando un gruppo di uomini rozzi trasporta dentro una portantina rossa la giovanissima Nove Fiori per una vallata solitaria, diretti verso la casa del suo futuro e sconosciuto sposo. L’uomo che l’attende è un vecchio e ricco lebbroso, proprietario di una distilleria di grappa color rosso sangue, ricavata dalle piante di sorgo, unica ricchezza di quella zona.
Questo vecchio possidente è riuscito ad ottenere la giovane dai suoi genitori in cambio di un mulo. Mentre il piccolo gruppo attraversa i campi di sorgo rosso, commentando la sorte della giovane che si troverà di fronte ad un orribile marito, un bandito armato li coglie di sorpresa, deruba i portantini e tenta di violentare la giovane, ma uno dei portantini, Yu, mette in salvo Nove Fiori. Il terzo giorno dopo le nozze, come vuole l’usanza, la giovane sposa si reca in visita presso i genitori, ma durante il viaggio, Yu che l’aveva salvata, la porta in un campo di sorgo dove la possiede. Al ritorno dal viaggio la neo sposa si ritrova neo vedova, poiché il vecchio marito è stato misteriosamente assassinato. Nove Fiori assume così la direzione della distilleria conducendola abilmente e trattando i dipendenti con giustizia e rispetto, sposa Yu dal quale ha un figlio e vive per anni felice con lui. Quando il loro bambino ha nove anni la zona è invasa dai giapponesi, questi ultimi impongono ai contadini la distruzione dei campi di sorgo per la costruzione di una strada. Terribile la scena in cui un operaio cinese viene costretto dai giapponesi a scuoiare vivo un ribelle.
Gli abitanti del luogo, stanchi di queste continue angherie, si uniscono per difendere il loro paese e preparano una trappola mortale contro gli invasori, useranno la grappa di sorgo per confezionare bombe incendiarie. Ma l’attentato finisce in una strage, in cui muoiono sia Nove Fiori che Yu. La strage è resa ancor più drammatica ed epica da un'eclisse di sole che accentua questo triste epilogo. Questa opera cinematografica è molto interessante per la sua favolosa fotografia, che pone la massima attenzione ai dettagli ed ai particolari. I colori sono veicolo di comunicazione nella loro valenza simbolica, il rosso è la chiave delle vicende legate alla vita del villaggio in ogni parte del racconto: all’inizio con i campi di sorgo che sono anche la ricchezza del villaggio, poi la grappa rossa che è la ricchezza dei lavoratori delle terre. Il vento tra gli steli del sorgo, il calore e il colore di una natura rigogliosa, la violenza e il desiderio in un incontro di insolite premesse per una storia d'amore. La giovane donna, nel corso del suo tumultuoso viaggio verso la casa del promesso sposo, comprende che il futuro che l'attende sarà tormentato da dolore e passioni: il marito che l'aspetta è un vecchio lebbroso, la distilleria di sua proprietà è punto di riferimento per vagabondi e briganti. Il racconto procede tra squarci elegiaci in un crescendo di tensione.
Alla scomparsa del vecchio marito la bella Nove fiori ha saputo come destreggiarsi: ha preso in mano l'azienda, fronteggiando con furbizia le scorrerie del bandito Tre Cannoni, ha messo in riga il balordo spasimante che l'aveva posseduta, legandolo a sé con la nascita di un figlio, ha potuto alfine gustare la grappa del sorgo, frutto del lavoro suo e dei suoi dipendenti, in un'armonia di uomini e ambiente felicemente ripristinata. Ma l'invasione giapponese fa esplodere all'improvviso una nuova violenza: anche nella comunità che vive intorno alla distilleria, il rosso del fuoco, del sangue e del dolore si uniscono in una metafora dal forte impatto visivo.
Nella sofferenza comune, uomo e donna ribadiscono ruoli contrapposti ed in una società in lacerante trasformazione il brutale cammino della Storia sembra non conoscere pietà, lasciando nel cuore e negli occhi dei sopravvissuti solo un allucinato paesaggio di morte e desolazione.

Lanterne rosse, 1991
Tutta l'opera di Zhang Yimou si caratterizza per un’attenzione ai particolari ed una dedizione assoluta per la fotografia e l'uso particolare dei colori, in special modo il rosso. Nel 1991 esce Lanterne rosse, film di fatto pluri-premiato a livello internazionale. Si tratta ancora di una tragedia in una società feudale caratterizzata da rigidi rituali. Siamo negli anni venti del novecento in Cina. La giovane e bellissima Song Lian abbandona la casa e l'università per diventare la quarta moglie del ricco signor Chen. E’ la numero quattro, la più giovane e perciò la favorita. Ogni sera il signor Chen decide la sposa con cui trascorrere la notte deponendo una lanterna rossa innanzi alla porta della moglie. Song Lian, tuttavia, non riesce ad accettare la logica violenta di servilismo che si nasconde dietro l’ordine patriarcale. Dopo aver inscenato una finta gravidanza, finisce emarginata ed abbandonata da tutte e da tutti, e scopre ben presto l'ostilità, l'invidia e la perfidia delle altre mogli. Questo clima torbido coinvolge Song Lian in una spirale di violenza che la spinge alla pazzia. E forse in fondo anche a capire le altre donne che come lei condividono lo stesso ruolo di mogli dello stesso uomo. Dunque la diciannovenne Song Lian, in contrasto con la matrigna, ha abbandonato l'università ed ha accettato di sposare un ricco cinquantenne, signore di un'antica casata che ha già tre mogli: una signora anziana che gli ha dato un figlio, un’altra donna ambigua ed infine una ex cantante ancora attraente. Il segno del privilegio sono le lanterne rosse che il marito - padrone fa deporre accese davanti alla stanza della sposa con la quale trascorrerà la notte. La prescelta gode delle ancelle migliori, di un massaggio tonificante ai piedi e perfino del diritto di decidere i pasti del giorno dopo. Song Lian scopre presto tutti i roghi che covano sotto le ceneri di un mondo che sembra consistere tutto nel cortile rettangolare e nelle eleganti decorazioni architettoniche dell'antico palazzo. La trama scorre fra false amicizie che nascondono voglie di morte, forti gelosie ed intrighi vari che conducono a morti e punizioni violente. L'estate successiva arriva la "quinta signora", una bambina che nota una giovane donna che vaga come una sonnambula nel cortile: è Song Lian diventata pazza. Ed adesso il rosso però è il colore della follia. In “Lanterne rosse” la messa in scena è perfetta e tutto si incastra armoniosamente. Insomma un capolavoro estasiante, una sintesi sublime di storie colori suoni fotografia e coraggio. Rosse sono le lanterne che danno il titolo come rosso era il sorgo del suo primo film. Il rosso appartiene alla storia ed alla cultura della Cina. E’ presente nelle sue cerimonie e nella sua pittura popolare. Ed è anche il colore che simbolizza le tre fasi della vita ossia nascita, matrimonio e morte. La trama appare costruita intorno al colore rosso, colore della vita che ne “Lanterne rosse” appare trattenuto a forza nelle mura di una ricca residenza della Cina feudale, in cui tutto è rituale ed al contempo tutte le comparse di questo film appaiono per così dire “spersonalizzate”. L’uso del colore fa parte di una ricerca della perfezione, presente poi anche in molta parte della produzione successiva dell’estro creativo di Zhang Yimou … rappresenta una cifra del Suo immenso talento
by Mariano Lizzadro

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